L’investigatore privato tra mistero e realtà

Novembre 4, 2019

L’investigatore privato tra mistero e realtà

 

Da tempo assistiamo, attraverso la comunicazione di massa, ad una e vera e propria spettacolarizzazione dell’investigazione.

Cinema e serie televisive mostrano appostamenti improbabili, inseguimenti rocamboleschi tra il traffico cittadino, intercettazioni telefoniche, microspie occultate dentro a vasi, ecc.

Tutti questi aspetti, però, aiutano soltanto ad offrire una versione distorta della realtà.

Ma se il detective non è colui che si aggira per le strade con impermeabile, pipa e lente di ingrandimento, chi è in realtà?

Innanzitutto, l’investigatore privato per poter operare deve essere in possesso di una licenza prefettizia rilasciata ai sensi dell’ex art. 134 del TULPS.

Tale licenza può essergli rilasciata solo in caso abbia i seguenti requisiti:

  • deve essere cittadino italiano o di uno stato membro dell’Unione Europea
  • deve avere la capacità di obbligarsi
  • non deve aver riportato condanne per delitto non colposo o essere stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza
  • non deve aver riportato condanne per delitti contro la personalità dello Stato o contro l’ordine pubblico ovvero per delitti contro le persone commessi con violenza o per furto, rapina, estorsione, o per violenza e resistenza all’Autorità;
  • deve aver conseguito una laurea, almeno triennale, nelle seguenti aree: giurisprudenza, psicologia ad indirizzo forense, sociologia, scienze politiche, scienze dell’investigazione, economia o corsi di laurea equiparati (Requisito professionale)
  • aver svolto attività lavorativa a carattere operativo per almeno tre anni presso un investigatore privato autorizzato da almeno cinque anni oppure aver svolto attività d’indagine nelle forze di polizia per un periodo non inferiore ai cinque anni (Requisito della capacità tecnica)
  • aver partecipato a corsi di perfezionamento teorico – pratico in materia di investigazioni private oppure essere un ex appartenente alle forze dell’ordine

 

 

 

Risolto il mistero del chi è l’investigatore, resta da chiedersi chi può rivolgersi ad un investigatore privato.

È da sfatare il mito che tutti possono rivolgersi ad un investigatore privato senza restrizioni. Un buon professionista di fronte a richieste non accoglibili rifiuterà di prendere in carico l’indagine argomentando la sua scelta.

È, infatti, opportuno sapere che ad incaricare un investigatore privato può essere soltanto una persona avente il diritto.

Con l’entrata in vigore del “Codice in materia di protezione dei dati personali” – D. Lgs. 196/2003 – le uniche deroghe riconosciute all’investigatore privato in materia di trattamento dei dati personali sono quelle atte a far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria oppure ai fini dello svolgimento delle indagini difensive.

Dunque, l’incarico dovrà essere sempre giustificato dall’esercizio di un diritto in una futura sede giudiziale. Ovviamente non si è obbligati ad intraprendere un’azione legale qualora si entri in possesso, ad esempio, dell’infedeltà del dipendente, ma condizione necessaria e sufficiente all’esordio dell’indagine investigativa resta il conferimento di incarico.

Quindi, se il fidanzato non ha alcun diritto, riconosciuto dalla legge, sulla fidanzata, questo cambia nel momento in cui i due, seppur non uniti dal vincolo matrimoniale, hanno insieme un figlio.

Potrà, altresì, incaricare un investigatore privato il titolare d’azienda che dubita della fedeltà del dipendente temendo che egli possa mettersi in malattia per lavorare altrove o richiedere permessi 104, semplicemente, per mancare ai propri obblighi lavorativi; titolare e dipendente sono, infatti, legati da un vincolo riconosciuto dalla legge – ove vi sia regolare contratto di lavoro – che impone doveri ad entrambe le parti.

 

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